La Masseria è legata alla storia di Tenuta Calizzi, ricadente nel territorio di Lecce nella frazione di Villa Convento ereditata da Filippo de Raho – padre di Francesco Cavaliere de Raho – intorno al 1850 in condizioni di assoluto abbandono. Noto avvocato civilista, Filippo de Raho apparteneva a una famiglia di proprietari terrieri salentini, ma anche la madre, figlia unica discendente dai baroni de Raho di Cassineto, antica famiglia di origine Normanna, vanta un altrettanto forte legame con il Salento e la ruralità.
Il bisnonno di Filippo Cavaliere de Raho, gestore della struttura ricettiva, è stato, tra tutti, colui che ha creduto moltissimo nelle proprietà di famiglia. Nel 1910 decise di abbandonare la professione di medico – anche per motivi caratteriali – per occuparsi a tempo pieno della conduzione delle campagne, avvalendosi di personale esperto e qualificato, con l’obiettivo di giungere a risultati d’eccellenza, diventando ben presto un modello vincente, da imitare, per altre aziende del territorio.
Grazie alle sue grandi capacità imprenditoriali, il pascolo venne trasformato prima in vigneto intensivo, dotando l’azienda di un impianto di vinificazione in loco tutto ad azionamento meccanico, mosso dal vapore prodotto da un generatore chiamato “locomobile” per il cui azionamento dovette conseguire il brevetto di fuochista.
L’azienda Calizzi è stata ereditata da Filippo de Raho
Costruzione del corpo della struttura, del piano superiore e ampliamento del piano terra
Caduta accidentale di un fulmine sulla struttura
Costruzione della Chiesa in onore di Sant'Oronzo
Uso della macchina a vapore per alimentare l’impianto enologico
Costruzione del corpo della struttura e ampliamento del piano terra e costruzione del piano superiore
Costruzione del fienile e della stalla
Dopo un’opera di ristrutturazione a cura della famiglia Cavaliere de Raho, viene inaugurata la struttura ricettiva
Costruzione del corpo della struttura e ampliamento del piano terra e costruzione del piano superiore
Caduta accidentale di un fulmine
Costruzione della Chiesa in onore di Sant’Oronzo
Uso della macchina a vapore per alimentare l’impianto enologico
Costruzione del caminetto artistico contemporaneamente ad un parziale rinnovamento dei servizi esistenti (bagni e cucina)
Costruzione del fienile e della stalla
All’arrivo si scorge la Chiesetta, che spicca tra il bianco calce della Tenuta e il verde della vegetazione, dalla facciata rosso pompeiano, attualmente in ristrutturazione. La cappella venne eretta nel 1903 per volontà di Filippo de Raho in segno di devozione a Sant’Oronzo: egli si ritenne miracolato dal patrono di Lecce per aver schivato un fulmine, nell’ottobre del 1890. Il barone de Raho prima di scendere dalla sua camera, ogni mattina era solito fare il segno della croce davanti un grande quadro raffigurante il santo ricamato a mano, che era posizionato nella sua camera da letto.
Quella mattina aveva dimenticato di salutare il santo e perciò ritornò indietro. In quel momento cadde un fulmine che non gli avrebbe lasciato scampo. Non essere stato colpito dal fulmine lo ritenne un segno della protezione del santo.
Il prospetto presenta il timpano classico evidenziato da una cornice aggettante sostenuta da due paraste e un lucente cartiglio marmoreo che recita Ave Oronti, mentre sulla cappella svetta una croce all’apice fiorita finemente decorata. Il vano liturgico è coperto da una doppia volta a spigoli stellata.
Al suo interno custodiva una statua in cartapesta di Sant’Oronzo realizzato dal noto maestro cartapestaio leccese Raffaele Caretta, allievo prima di Antonio Maccagnani e poi di Giuseppe Manzo. Il Santo è raffigurato tra le nubi sospeso sulla città di Lecce vista da porta Rudiae, circondato da angeli danzanti che lo scortano.
L’opera fu sottratta da ladri ma presumibilmente abbandonata nei campi per la notevole mole. Solo alla restituzione dell’opera da parte dei carabinieri di Santa Rosa e il successivo restauro a cura della sopra intendenza, nipoti e pronipoti ebbero modo di rendersi conto che era una statua addossata al muro e non un bassorilievo. Ora è in un luogo sicuro, in attesa che entri in azione un sofisticato antifurto prima di riposizionarla nella cappella.
Nel 1903 Francesco de Raho, figlio di Filippo, si laureò a Roma in medicina con la tesi “Il Tarantolismo nella superstizione e nella scienza”.
Dopo la pubblicazione, una copia finì al museo Sigismondo Castromediano di Lecce, da dove venne ripescata nel 1959 dal noto etnologo Ernesto De Martino. Egli apprezzò in maniera significativa gli studi condotti da Francesco de Raho, fino a dedicargli metà della prefazione nel suo libro “La Terra del Rimorso”, ora tradotto in più lingue e conosciuto in tutto il mondo. De Martino riconobbe il grande merito di aver anticipato di 50 anni la comprensione del fenomeno del Tarantolismo.
Una struttura ricca di storia immersa nel verde della campagna salentina.
Via N. Rizzo, 15 – Villa Convento (LE)
P.IVA: 02245680752
CIS LE07503551000024295
CIN IT075035B500068839
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