AGRI BIO RELAIS FILIPPO DE RAHO

Tutto il fascino della ruralità pugliese

L’azienda Calizzi, ricadente nel territorio di Lecce, nella frazione di Villa Convento, è stata ereditata da Filippo de Raho intorno al 1850 in condizioni di assoluto abbandono.
Grazie alle sue grandi capacità imprenditoriali, il pascolo venne trasformato prima in vigneto intensivo, dotando l’azienda di un impianto di vinificazione in loco tutto ad azionamento meccanico, mosso dal vapore prodotto da un generatore chiamato “locomobile” per il cui azionamento dovette conseguire il brevetto di “Fuochista”.

agriturismo lecce de raho struttura agriturismo

Tutti i locali aziendali vennero dotati di illuminazione ad acetilene, che veniva prodotto dal carburo di calcio in un altro impianto aziendale apposito: un vero prodigio per i tempi.
In breve tempo si assistete ad una crescente espansione dell’attività: vennero stabiliti validi canali di commercializzazione e con i carretti a trazione animale il vino venne commercializzato anche al nord Italia.

Successivamente intorno al 1903 mio nonno Francesco de Raho, figlio di Filippo, si laurea a Roma in medicina con la tesi: “Il Tarantolismo nella superstizione e nella scienza”. La tesi viene pubblicata ed una copia finisce al museo Sigismondo Castromediano da dove viene ripescata nel 1959 dal grande scienziato Ernesto De Martino, che apprezza enormemente e cita nel suo libro “La Terra del Rimorso” ora tradotto in più lingue e conosciuto in tutto il mondo. In pratica viene apprezzato il merito di mio nonno Francesco de Raho di aver capito con 50 anni di anticipo la problematica del Tarantolismo.
A quei tempi il bisnonno ed il nonno si trovarono a gestire il grosso problema della Fillossera che devastò tutti i vigneti che lasciarono il posto ai successivi oliveti.
Dopo un certo tempo l’azienda diventò tutto un oliveto e si successero ben sei impianti di frantoi orari con la tecnologia dei tempi. Successivamente mio nonno fu affiancato da mio padre che diede un grosso contributo di tecnologia ed di razionalizzazione estendendo considerevolmente i fabbricati aziendali e sviluppando molte opere irrigue e di elettrificazione.

Nel 1986 toccò a me prendere in mano la situazione aziendale: sentivo molto forte il peso di una tale responsabilità e volevo anche io non sfigurare troppo rispetto a coloro che mi avevano preceduto con tanto lavoro ben fatto.
Prima del 1986 ero stato quasi 15 anni a Milano che avevo trascorso tra studi e lavoro pensando sempre di tornare ai terreni di famiglia. I miei studi sono stati di ingegneria presso il politecnico ed a causa della benevolenza del grande professore Pellizzi, il padre della meccanica agraria italiana, anche di materie agronomiche e forestali. Ad un certo punto capì che volevo formarmi la figura professionale dell’ingegnere agrario e il professore Pellizzi mi aiutò enormemente.
Ritornato a Lecce nel 1986 avevo un bel pacchetto di programmi a cui mancava solo l’implementazione.
La strategia consisteva nell’esordire con qualcosa di innovativo, quasi rivoluzionario, come produrre frutti di bosco nel Salento e nel rivalutare produzioni tipiche del nostro ambiente che non avevano avuto adeguata attenzione.

Grazie agli studi fatti da California e Florida per oltre 25 anni sui frutti di bosco ed alla provvidenziale collaborazione con l’università di Torino riuscimmo a produrre tutti i tipi di frutti di bosco per ben ventuno anni sino alla fine del secondo ciclo di vita delle piante.
Analogamente la fortuna ci sorrise nella produzione del fico d’india intensivo, del fico anche surgelato, del gelso Moro, delle Giuggiole, delle erbe aromatiche per la grande ristorazione.
Tutto questo ebbe successo anche in considerazione del momento storico-economico del tempo che vedeva una grande enfasi celebrativa degli eventi come matrimoni, battesimi, party di lavoro e catering di alto livello.
Tutta questa meraviglia cessò nel 2008.
Da allora si rese necessaria la ricerca di qualcosa di nuovo e dopo lungo pensare prese il via la convinzione di voler sviluppare le potenzialità enormi che può avere una azienda multifunzionale improntata al turismo ed ai servizi.

Francesco Cavaliere de Raho

UN ATTO DI DEVOZIONE

La Chiesetta

All’arrivo nell’agri bio relais Filippo de Raho, si scorge la chiesetta, che spicca tra il bianco calce della Tenuta e il verde della vegetazione, dalla facciata rosso pompeiano. La cappella venne eretta nel 1903 per volontà di Filippo de Raho in segno di devozione a Sant’Oronzo: egli si ritenne miracolato dal patrono di Lecce per aver schivato un fulmine, nell’ottobre del 1890.
Il prospetto presenta il timpano classico evidenziato da una cornice aggettante sostenuta da due paraste e un lucente cartiglio marmoreo che recita Ave Oronti, mentre sulla cappella svetta una croce all’apice fiorita finemente decorata. Il vano liturgico è coperto da una doppia volta a spigoli stellata.
Al suo interno custodisce un bassorilievo in cartapesta di Sant’Oronzo realizzato dal noto maestro cartapestaio leccese Raffaele Caretta, allievo prima di Antonio Maccagnani e poi di Giuseppe Manzo, trafugato e ritovato. Sant’Oronzo è raffigurato tra le nubi sospeso sulla città di Lecce vista da porta Rudiae, circondato da angeli danzanti che lo scortano.

la-chiesetta-02-agriturismo-bio-filippo-de-raho
AGRIBIO RELAIS FILIPPO DE RAHO

Tutto il fascino della ruralità

L’azienda Calizzi è stata ereditata da Filippo de Raho intorno al 1850 in condizioni di assoluto abbandono.
Grazie alle sue grandi capacità imprenditoriali, il pascolo venne trasformato prima in vigneto intensivo, dotando l’azienda di un impianto di vinificazione in loco tutto ad azionamento meccanico, mosso dal vapore prodotto da un generatore chiamato “locomobile” per il cui azionamento dovette conseguire il brevetto di “Fuochista”.

Tutti i locali aziendali vennero dotati di illuminazione ad acetilene, che veniva prodotto dal carburo di calcio in un altro impianto aziendale apposito: un vero prodigio per i tempi.
In breve tempo si assistete ad una crescente espansione dell’attività: vennero stabiliti validi canali di commercializzazione e con i carretti a trazione animale il vino venne commercializzato anche al nord Italia.

Successivamente intorno al 1903 mio nonno Francesco de Raho, figlio di Filippo, si laurea a Roma in medicina con una tesi: Il Tarantolismo nella superstizione e nella scienza. La tesi viene pubblicata ed una copia finisce al museo Sigismondo Castromediano da dove viene ripescata nel 1959 dal grande scienziato Ernesto De Martino che apprezza enormemente e cita nel suo libro “La Terra del Rimorso” ora tradotto in più lingue e conosciuto in tutto il mondo. In pratica viene apprezzato il merito di mio nonno Francesco de Raho di aver capito con 50 anni di anticipo la problematica del Tarantolismo.
A quei tempi il bisnonno ed il nonno si trovarono a gestire il grosso problema della Fillossera che devastò tutti i vigneti che lasciarono il posto ai successivi oliveti.
Dopo un certo tempo l’azienda diventò tutto un oliveto e si successero ben sei impianti di frantoi orari con la tecnologia dei tempi. Successivamente mio nonno fu affiancato da mio padre che diede un grosso contributo di tecnologia ed di razionalizzazione estendendo considerevolmente i fabbricati aziendali e sviluppando molte opere irrigue e di elettrificazione.

Nel 1986 toccò a me prendere in mano la situazione aziendale: sentivo molto forte il peso di una tale responsabilità e volevo anche io non sfigurare troppo rispetto a coloro che mi avevano preceduto con tanto lavoro ben fatto.
Prima del 1986 ero stato quasi 15 anni a Milano che avevo trascorso tra studi e lavoro pensando sempre di tornare ai terreni di famiglia. I miei studi sono stati di ingegneria presso il politecnico ed a causa della benevolenza del grande professore Pellizzi, il padre della meccanica agraria italiana, anche di materie agronomiche e forestali. Ad un certo punto capì che volevo formarmi la figura professionale dell’ingegnere agrario e il professore Pellizzi mi aiutò enormemente.
Ritornato a Lecce nel 1986 avevo un bel pacchetto di programmi a cui mancava solo l’implementazione.
La strategia consisteva nell’esordire con qualcosa di innovativo, quasi rivoluzionario, come produrre frutti di bosco nel Salento e nel rivalutare produzioni tipiche del nostro ambiente che non avevano avuto adeguata attenzione.

Grazie agli studi fatti da California e Florida per oltre 25 anni sui frutti di bosco ed alla provvidenziale collaborazione con l’università di Torino riuscimmo a produrre tutti i tipi di frutti di bosco per ben ventuno anni sino alla fine del secondo ciclo di vita delle piante.
Analogamente la fortuna ci sorrise nella produzione del fico d’india intensivo, del fico anche surgelato, del gelso Moro, delle Giuggiole, delle erbe aromatiche per la grande ristorazione.
Tutto questo ebbe successo anche in considerazione del momento storico-economico del tempo che vedeva una grande enfasi celebrativa degli eventi come matrimoni, battesimi, party di lavoro e catering di alto livello.
Tutto questa meraviglia cessò nel 2008.
Da allora si rese necessaria la ricerca di qualcosa di nuovo e dopo lungo pensare prese il via la convinzione di voler sviluppare le potenzialità enormi che può avere una azienda multifunzionale improntata al turismo ed ai servizi.

Francesco Cavaliere de Raho

UN ATTO DI DEVOZIONE

La Chiesetta

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All’arrivo, si scorge la chiesetta, che spicca tra il bianco calce della Tenuta e il verde della vegetazione, dalla facciata rosso pompeiano. La cappella venne eretta nel 1903 per volontà di Filippo de Raho in segno di devozione a Sant’Oronzo: egli si ritenne miracolato dal patrono di Lecce per aver schivato un fulmine, nell’ottobre del 1890.
Il prospetto presenta il timpano classico evidenziato da una cornice aggettante sostenuta da due paraste e un lucente cartiglio marmoreo che recita Ave Oronti, mentre sulla cappella svetta una croce all’apice fiorita finemente decorata. Il vano liturgico è coperto da una doppia volta a spigoli stellata.
Al suo interno custodisce un bassorilievo in cartapesta di Sant’Oronzo realizzato dal noto maestro cartapestaio leccese Raffaele Caretta, allievo prima di Antonio Maccagnani e poi di Giuseppe Manzo, trafugato e ritovato. Sant’Oronzo è raffigurato tra le nubi sospeso sulla città di Lecce vista da porta Rudiae, circondato da angeli danzanti che lo scortano.

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